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SALVIAMO L’IMPRESA – SALVIAMO IL LAVORO |
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Scritto da Floridi Giorgio
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Venerdì 17 Luglio 2009 14:31 |
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IMPRESE - COMMERCIANTI – AZIENDE - PROFESSIONISTI - COOPERATIVE - ASSOCIAZIONI - Piccoli, laboriosi, onesti e soli, tremendamente soli! In questo momento storico estremamente significativo per l’economia del nostro Paese e per il futuro di molte piccole imprese, dell’artigianato, del commercio, dei servizi, delle cooperative, dei liberi professionisti e delle associazioni, siamo costretti a combattere una guerra tra poveri il cui risultato altro non sarà che il cedimento, e quindi la chiusura, di molte attività e la perdita del lavoro per migliaia di lavoratori, operai e impiegati. Già molti appartenenti a queste ultime categorie sono costretti alla cassa integrazione o alla ricerca di nuovi espedienti perché non si sono visti rinnovare i contratti a termine. Così come altrettanti sono i piccoli imprenditori che hanno dovuto mettere in liquidazione la propria attività perché, a causa della mancanza di lavoro e quindi di fatturazione, si sono ritrovati soffocati dal debito con le banche le quali, dopo essere state la causa della recessione del credito e dell’economia, hanno pensato bene di chiudere i canali di finanziamento e rimandare al mittente tutte le richieste di aiuto.“ Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano ”. (Benedetto XVI - Caritas in Veritate) Questa frase del Papa, tratta dalla sua ultima enciclica, non è una formula magica che se applicata correttamente porta alla risoluzione dei problemi, ma è un’ottima occasione di riflessione che invita a porre la giusta attenzione nei rapporti, anche commerciali, che devono intercorrere tra le due componenti che formano il binomio della domanda e dell’offerta. Cosa che difficilmente avviene e tutti conosciamo il detto: “le banche danno i soldi a chi li ha e non a chi ha bisogno”. E per rafforzare questo luogo comune si sono inventate il risk-free, il rating, lo spread, Basilea 2, facendoci credere che lo hanno fatto per noi, per renderci felici . . . per liberarci dall’insider trading . . . . . . e alla fine anche dalle nostre imprese! Perché questo è il risultato che si è ottenuto: “ i rating introdotti da Basilea 2 spesso non tengono conto della specificità delle aziende, delle più piccole e delle piccole medie imprese (pmi) in particolare. All’abbassamento del rating l’azienda si trova davanti una banca che “non può” più concedere credito ”. (CorrierEconomia del 13 luglio 2009) Noi, invece avremmo bisogno di un dialogo più equilibrato, di un rapporto più personalizzato basato anche sui dati economico/produttivi, che gli stessi non vengano utilizzati come discriminante per l’erogazione o meno di fidi, prestiti, mutui o finanziamenti in genere. “Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza”. (Gründrisse 1859 - Karl Marx) Perché ciò che conta è anche la storia che un imprenditore ha alle sue spalle, ricca o mediocre che sia. Una storia di fedeltà e rispetto dei tempi e delle scadenze, di lavoro e di passione, di personalizzazione, di ricerca, di impegno sociale, di attenzione al buono e al bello per il territorio in cui opera. Ecco, abbiamo bisogno di un rapporto più “territoriale” dove il bene dell’imprenditore è anche il bene della comunità, banca compresa. Cari amici bancari e banchieri senza di noi sareste ben poca cosa e continuando di questo passo diverrete poca cosa. E questo non sarebbe utile a nessuno, anzi vorremmo poter dire di tutti:“LA MIA BANCA E’ DIFFFERENTE”. (BCC permettendo) Impegniamoci nella realizzazione di una economia imprenditoriale etica, equilibrata, attenta alle necessità dei singoli e alla riscoperta del bene comune. Libera dai condizionamenti politico/partitici e dalle lusinghe e delusioni degli istituti di credito, dei venditori di interessi. Libera dalle formule imperfette dei procacciatori economici che vorrebbero farci spendere ciò che non abbiamo: SALVIAMO L’IMPRESA – SALVIAMO IL LAVORO Se pensate d condividere anche solo qualcuna delle parole e dei pensieri qui esposti telefonatemi, sentiamoci, parliamone e cerchiamo insieme gli strumenti per non essere fagocitati dai debiti indotti dalle banche, per tentare di risollevare il mercato e ridare speranza anche a tutti i nostri preziosi collaboratori. LAVORARE, LAVORARE, LAVORARE!!! GIORGIO FLORIDI - |
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Montezemolo: in politica meno muscoli e più dialogo |
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Scritto da Libero-news.it
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Mercoledì 03 Giugno 2009 00:00 |
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Il presidente della Fiat e della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo quest’oggi ha parlato di politica da Trento, in occasione del Festival dell’economia. Parole forti le sue, con le quali si è augurato che il clima possa rasserenarsi presto e che si proceda ad una riforma dello Stato. "Superare il bipolarismo muscolare" - Secondo Montezemolo “i moderati e i progressisti dicono e pensano più o meno le stesse cose sulle riforme e sulle ricette per attuarle. È una maggioranza responsabile, che si incontra nella società”, se non fosse che “si divide in politica”. “Auspico - ha proseguito Montezemolo - che prima o poi si incontrino, superando questo bipolarismo imperfetto e muscolare”. Meno bracci di ferro, dunque, e più dialogo. L’ex presidente di Confindustria non si è fermato qui, spendendo qualche riflessione anche sulla dignità nella politica, mentre presentava il libro ‘Costruire una cattedrale’ di Enrico Letta. "Usciamo dall'egoismo" - “Spero che prima di parlare ancora del parlamento, si parli di come ci si mandano i parlamentari”, ha detto Montezemolo al quale è stato domandato se abbia intenzione di occuparsi di politica. “No, però non dobbiamo essere troppo settoriali - ha risposto - perché si può fare politica cercando di fare bene il proprio mestiere. Bisogna uscire da un paese fatto di egoismi, che ha il record di evasione. È inaccettabile che nel 2010 si parla ancora di divario nord-sud”. "Riforma dello Stato urgente" - Ha parlato da presidente di Fiat e Ferrari, ma non solo anche, anche in qualità presidente dell'Università Luiss: “Sento tante ragazze molto brave dire che andranno all'estero, perché sanno che, se saranno brave, riusciranno. Il tema da discutere non può essere quello di decidere chi andrà nel cda della Rai e non ci può essere una rissa continua. Giudicare da fuori è facile - ha concluso Montezemolo - come fanno spesso con la Ferrari dalla tribuna, ma il tema della riforma dello Stato è urgente e anche la sinistra deve uscire dalle ambiguità, come sul tema dell'immigrazione”. |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2009 11:08 |
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Berlusconi: "La sinistra implode, spazzeremo via le roccaforti rosse" |
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Scritto da Il giorno
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Martedì 02 Giugno 2009 00:00 |
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Il presidente del Consiglio a tutto campo: "Cambieremo la Ue, ora non funziona". E sull'attacco personale alza il tiro: "Perfezioneremo le leggi a tutela della privacy. Il limite è stato superato" di PIER FRANCESCO DE ROBERTIS Roma, 2 giugno 2009 - Presidente, sabato e domenica prossima si vota: quale Europa dovrebbe uscire dalle urne? E soprattutto quale Europa servirebbe per far crescere anche gli stati membri? Insomma, oltre l’Europa dei parrucconi, come lei talvolta l’ha definita, quale orizzonte dovrà aprirsi? «Un’Europa della gente e non dei burocrati. Non è uno slogan: oggi l’Europa è vissuta da molti come un vincolo, piuttosto che come un’opportunità e, così com’è, non funziona. Non è protagonista sulla scena internazionale, non ha una politica estera unica, non ha una politica comune per la difesa, l’ambiente, l’energia, l’immigrazione. Per il Popolo della Libertà, quindi, ho in mente un grande traguardo: essere il primo gruppo all’interno del Partito Popolare Europeo. I nostri europarlamentari dovranno essere protagonisti nei lavori del Parlamento, nelle Commissioni, perché solo con una presenza costante e attiva si possono tutelare al meglio gli interessi del nostro Paese. Per questo, abbiamo deciso di coinvolgere in questa sfida tanti giovani capaci, entusiasti, pronti a lavorare molto — e bene — per il Pdl e per l’Italia». |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2009 10:40 |
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Scritto da Cristina Giudici
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Martedì 02 Giugno 2009 00:00 |
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Così scafisti, vittime e carnefici nuotano insieme nello stesso mare d’illegalità La prima puntata dell’inchiesta scritta da Cristina Giudici sull’esodo degli immigrati clandestini che arrivano ogni giorno in Italia è nata da questa domanda che ci siamo posti una mattina in riunione di redazione: è vero – come detto poche settimane fa prima da Maroni e poi da Berlusconi – che gli sbarchi “non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale”? Per verificare se questi flussi criminali esistano davvero, abbiamo inviato la giornalista nel Cie di Caltanissetta e di Crotone. Ne è venuta fuori un’indagine in tre puntate. L’immigrazione clandestina è un gioco dell’oca, si ripete all’infinito e inizia laddove molti pensano che invece finisca: sulle coste italiane. O meglio nei centri di identificazione ed espulsione, dove vengono portati i clandestini dopo lo sbarco. O nei centri di accoglienza, dove invece vengono portati quelli che richiedono asilo politico e rifugio umanitario. Solo quando la traversata è finita – quando minori, donne, uomini dai molti nomi e imprecisate località di provenienza, vengono soccorsi o respinti in mare – il loro destino è deciso. Senza altra possibilità che quella di forzarlo e di ripeterlo all’infinito. Lasciando a poliziotti e a questori il difficile compito di governare, di spezzare, di decrittare un fenomeno sommerso e pressoché ignoto. Infinitamente più vasto di quanto possiamo immaginare e quantificare. Ecco perché il nostro viaggio è iniziato dal fondo della bottiglia, dove si sente ancora l’odore del mare che gli immigranti hanno appena attraversato. Dal traguardo del loro viaggio, che rappresenta l’inizio del loro tragitto dentro l’Europa. Si parte dagli ex centri di permanenza temporanea, Cpt, creati dal governo Prodi e trasformati dal governo Berlusconi in centri di identificazione ed espulsione, Cie (13 in tutta Italia) con un unico obiettivo: erigere un muro. Un muro che, seppur circondato da inferriate, sorvegliato all’esterno da polizia ed esercito, si trasforma spesso in una rete con maglie molto larghe. Ora che Lampedusa, emblema dell’immigrazione clandestina che arriva dall’Africa, è stata svuotata per ragioni politiche e amministrative, il fondo della bottiglia si trova a Caltanissetta, nel centro “raccolta” più grande della Sicilia, nella contrada Pian del Lago, dove circa 600 immigrati attendono di poter continuare a scrivere il destino che hanno scelto di vivere. Disposti ad affrontare qualche mese di carcere o di privazione momentanea della libertà, che considerano un semplice iter burocratico. |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2009 10:55 |
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Le responsabilità di Draghi e Marcegaglia |
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Scritto da DiPietro
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Lunedì 01 Giugno 2009 00:00 |
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Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere “sfascista” e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione. Come posso tacere con un Presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l'unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce “grumi sovversivi” coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell'occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, più simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno. |
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