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AUTO
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SolarWorld N1

La macchina: 5 metri di lunghezza per 1,8 di larghezza, 200 chili di peso, tre ruote, 6 metri quadrati di celle fotovoltaiche sulla parte posteriore che permettono una velocità di punta di 120 km/h e una velocità di crociera di 85 km/h. Il tutto accompagnato da un un design ispirato a forme viventi (un delfino - dicono i progettisti, o una banana - dicono le agenzie italiane). La macchina è stata elaborata da una delle più grandi imprese che si occupano di solare al mondo (la SolarWorld AG) con l’obiettivo dichiarato di vincere il campionato del mondo solare.

 

INTERNET

Voce fasulla di Wikipedia usata nella stampa tradizionale

Dopo la morte di Maurice Jarre, uno studente inserì più volte una sua citazione fasulla, che rimase in linea anche per ventiquattr'ore di fila, e che fu ripresa da alcuni quotidiani

Home Notizie Società civile Politica Berlusconi: "La sinistra implode, spazzeremo via le roccaforti rosse"
Berlusconi: "La sinistra implode, spazzeremo via le roccaforti rosse" PDF Stampa E-mail
Scritto da Il giorno   
Martedì 02 Giugno 2009 00:00

 

Il presidente del Consiglio a tutto campo: "Cambieremo la Ue, ora non funziona". E sull'attacco personale alza il tiro: "Perfezioneremo le leggi a tutela della privacy. Il limite è stato superato"                                         

di PIER FRANCESCO DE ROBERTIS

 

Roma, 2 giugno 2009 - Presidente, sabato e domenica prossima si vota: quale Europa dovrebbe uscire dalle urne? E soprattutto quale Europa servirebbe per far crescere anche gli stati membri? Insomma, oltre l’Europa dei parrucconi, come lei talvolta l’ha definita, quale orizzonte dovrà aprirsi? «Un’Europa della gente e non dei burocrati. Non è uno slogan: oggi l’Europa è vissuta da molti come un vincolo, piuttosto che come un’opportunità e, così com’è, non funziona. Non è protagonista sulla scena internazionale, non ha una politica estera unica, non ha una politica comune per la difesa, l’ambiente, l’energia, l’immigrazione. Per il Popolo della Libertà, quindi, ho in mente un grande traguardo: essere il primo gruppo all’interno del Partito Popolare Europeo. I nostri europarlamentari dovranno essere protagonisti nei lavori del Parlamento, nelle Commissioni, perché solo con una presenza costante e attiva si possono tutelare al meglio gli interessi del nostro Paese. Per questo, abbiamo deciso di coinvolgere in questa sfida tanti giovani capaci, entusiasti, pronti a lavorare molto — e bene — per il Pdl e per l’Italia».

Nel primo anno del Governo lei ha dovuto fronteggiare la crisi economica più imprevedibile e dirompente dopo la grande depressione del 1929: ha offerto il sostegno dello Stato alle banche, ha varato provvedimenti in aiuto di imprese e ceti sociali più in difficoltà nonostante l’opposizione li abbia giudicati insufficienti e anche una parte del mondo imprenditoriale chiede ulteriori risorse. Secondo lei il peggio è passato?

«L’opposizione giudica insufficienti le nostre misure: i mercati non sono dello stesso parere, visto che l’economia italiana ha retto meglio di altre alla crisi. Non lo diciamo noi, lo dicono le maggiori istituzioni economiche internazionali. In effetti nessuna banca è fallita, il ricorso alla cassa integrazione è stato molto inferiore alle aspettative, i consumi non sono crollati. E all’orizzonte si affaccia qualche timido segnale di ripresa. Le borse sembrano crederci e gli ordinativi in alcuni settori accennano a una ripresa. Questo non significa ovviamente che la situazione non sia grave, significa che le ricette che abbiamo adottato per fronteggiare la malattia stanno funzionando. L’unica cosa che la sinistra ha invece saputo proporre è quella di sempre: alzare le tasse ai redditi medio alti, cioè a quelli che hanno ancora una certa capacità di spesa. Sarebbe stato un disastro, proprio mentre stiamo facendo ogni sforzo per ridare fiato alla domanda interna. Noi abbiamo affrontato la crisi senza aumentare di un centesimo le tasse, senza infilare le mani in tasca agli italiani e senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Per questo possiamo essere sereni ed anche ottimisti».

Queste sono le prime elezioni in cui si presenta il Pdl. Che partito è quello che si appresta a chiedere la fiducia degli italiani?
«In verità il Popolo della Libertà ha già ottenuto un grande consenso degli italiani alle elezioni politiche dello scorso anno. Quest’anno puntiamo a un risultato ancora migliore, oltre il 40% e i sondaggi — ma soprattutto le percezioni che si ricavano dal contatto con la gente — ci dicono che lo otterremo. Rispetto allo scorso anno il Pdl si è dato nel frattempo una forma di partito organizzato, aperto e leggero, senza inutili burocrazie, un partito nel quale la parola ‘libertà’ è al centro di tutto. Un partito basato sulla gente: il Popolo della Libertà appartiene a chi crede nei nostri valori. Sono i valori di un umanesimo cristiano e liberale, propri delle grandi tradizioni politiche delle quali siamo la sintesi: quella cattolica, quella liberale, quella della destra democratica, quella dei riformisti».

A Firenze il giovane Matteo Renzi appare in vantaggio su Galli, mentre a Prato, a Livorno e a Grosseto i candidati del Pdl sono pienamente in gioco. Insomma, anche la Toscana forse non sarà più così rossa …

«Da queste elezioni uscirà una geografia politica dell’Italia mutata anche per quanto riguarda le province e i comuni. Non esistono più ‘riserve’ della sinistra, le roccaforti di un tempo ormai lontano. La mancanza di una politica di fatti, di una politica concreta ha indebolito anche quelle che tutti consideravano roccaforti inespugnabili. Ecco perché io credo che il sistema di potere della sinistra si sta incrinando anche in Toscana. Sono convinto che con Giovanni Galli a Firenze, con Roberto Cenni a Prato, con Marco Taradash a Livorno e con Alessandro Antichi a Grosseto otterremo un risultato storico. Il sistema di potere rosso sta implodendo, perché nonostante il controllo clientelare e capillare del territorio che dura ormai da sessant’anni, i cittadini della Toscana si stanno rendendo conto che le amministrazioni di sinistra non sono in grado di produrre un buon governo. Quel sistema che ha garantito finora una rendita parassitaria alla nomenklatura toscana, alle cooperative, alle aziende, ai professionisti che ruotano intorno alla sinistra, sta arrivando al capolinea».

 Per esempio?

«La sinistra, aprendo le porte senza alcun freno all’immigrazione cinese, ha messo in ginocchio una città come Prato, che è la terza città del centro Italia dopo Roma e Firenze. I nuovi arrivati hanno compresso negli anni il sistema produttivo facendo crescere un distretto parallelo e illegale. Adesso la Regione di sinistra cerca di completare l’opera spalancando le porte della Toscana ai clandestini con una legge che riconosce loro diritti che vanno ben oltre l’assistenza sanitaria urgente. Se Marx diceva: ‘ Proletari di tutto il mondo unitevi ’, la giunta regionale rossa, in controtendenza con le leggi italiane e con quelle europee, sta dicendo ‘clandestini di tutto il mondo unitevi e venite’ in Toscana».

Parliamo di Bologna: sotto le Due Torri, i due candidati opposti al centrosinistra non si lesinano colpi a vicenda e gli elettori di centrodestra non riescono a togliersi dalla testa l’idea che dopo il fallimento della giunta Cofferati con una regia diversa la conquista del Comune era veramente a portata di mano.

«Questa divisione è spiaciuta anche a me, inutile nasconderlo. Ma non è certo colpa nostra se si è creata. I sondaggi certificano che Cazzola ha scavalcato Guazzaloca e ciò dimostra che è impossibile pensare di vincere senza l’appoggio del Pdl e della Lega. Sono certo, comunque, che gli elettori di Guazzaloca al ballottaggio non vorranno aiutare la sinistra a rimanere al potere».

Si vota anche in Lombardia e precisamente alla Provincia di Milano. Il vostro candidato è pienamente in corsa. Sullo sfondo c’è la grande partita dell’Expo milanese e la spinta che possono darvi sia il Comune di Milano sia la Regione si farà certo sentire …

«C’è un problema di fondo a Milano e in Lombardia: una omogeneità che oggi manca fra Comune, Provincia, Regione, e con il Governo nazionale. La Provincia è in mano a una sinistra che non si occupa dei suoi compiti istituzionali, come la scuola e le strade, non si accorge del problema rifiuti che sta crescendo sull’esempio di quanto hanno combinato le amministrazioni rosse in Campania, ma si dedica a una propaganda fatta solo di chiacchiere, senza prendere iniziative concrete».

In tutto questo come si colloca l’Expo?

«L’Expo è una straordinaria opportunità per un balzo verso il futuro. La sinistra in questi cinque anni è andata al rimorchio del partito del no, che sarebbe ancora decisivo per poter governare nel caso impossibile (è certo infatti che vincerà il migliore ovvero il mio amico Guido Podestà, ottimo e sperimentato amministratore) di una riconquista della Provincia. La Provincia di Milano ha un ruolo importante nello sviluppo della Lombardia e con Podestà i cittadini favoriranno il grande rilancio di Milano e del suo grande territorio».

Lei ha sempre visto le Marche come una regione rossa: crede che un’affermazione al Comune di Ancona sia la chiave giusta per provare a conquistare la Regione?

«Nessun territorio è inespugnabile. La sinistra ha dimostrato di avere un concetto quasi padronale del potere. Anche nelle Marche, come è stato un anno fa a livello nazionale, i cittadini sentono la necessità di cambiare. Quello che si è visto in queste settimane ad Ancona è significativo: da una parte c’è la sinistra, che si presenta al voto con addirittura tre candidati in lite costante tra loro; ossessionati dal potere, non sono stati capaci di presentare ai cittadini delle proposte chiare. Dall’altra ci siamo noi, con una coalizione coesa; guidata da Giacomo Bùgaro, un candidato giovane, che conosce molto bene le istituzioni e il mondo del lavoro. Fin da subito, Bugaro ha presentato agli anconetani un programma di impegni precisi per valorizzare al meglio la città, instaurando con tutti un confronto molto positivo. Sono convinto che un’affermazione della nostra politica del fare anche ad Ancona 

saprà dare ai marchigiani quella spinta e quell’entusiasmo necessari per realizzare la tanto attesa svolta verso il cambiamento anche nella Regione».

Presidente, parliamo di Politica e privacy. La sua vita personale è entrata in modo dirompente nella campagna elettorale: dove sta il confine, in quali casi la vita privata del premier deve rimanere tale e quando invece il diritto all’informazione dell’opinione pubblica diventa dominante?

«Si è toccato il fondo, il limite è stato ampiamente superato. Vanno perfezionate le leggi a tutela della privacy. Bisogna che gli italiani non abbiano più la paura, alzando un telefono, di essere ascoltati o che si possano fare fotografie addirittura nell’intimità della loro casa. In questi giorni la sinistra, trainata dal suo principale quotidiano di riferimento, ha distorto e falsificato una vicenda privata per farne motivo di attacco politico contro di me. Tutto ciò è indegno. Gli italiani, però, sanno bene che il vero confronto politico si fonda sulle cose fatte. Ed è per questo che il 6 e 7 giugno ci confermeranno la loro fiducia dopo un anno in cui abbiamo posto rimedio a tutte le emergenze che rischiavano di mettere in ginocchio il Paese».

Più volte negli ultimi giorni lei è tornato ad attaccare una certa parte della magistratura, evocando le vicende che nel ‘94. Ha avvertito qualche rischio particolare?

«Mi sembra evidente. Ancora una volta, alla vigilia delle elezioni, è arrivato contro di me un attacco politico a orologeria: alcuni magistrati hanno eluso quella che è una legge dello Stato per pronunciare, attraverso le motivazioni della sentenza su un altro imputato, un giudizio di condanna nei miei confronti. Una condanna che non segue un processo e che è basata sul nulla. Tutto questo avvilisce, anche perché mette in ombra il prezioso e fondamentale lavoro che svolgono ogni giorno tanti magistrati onesti e corretti. E’ anche a loro tutela che vogliamo fare una riforma della giustizia che premi la professionalità, che separi gli ordini di chi accusa e chi giudica, che assicuri al cittadino un giudizio equo in tempi ragionevoli. La sinistra tenta ancora una volta di strumentalizzare tutto questo, ma ogni tentativo di aggressione giudiziaria nei miei confronti è sempre fallito, sia sul piano processuale — non ho subito una sola condanna — sia sul piano politico. Gli italiani hanno capito da tempo che c’è chi ha puntato come nel 1994 su un intervento della magistratura per  ribaltare le libere scelte fatte dai cittadini».

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2009 10:40
 


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