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IMPRESE - COMMERCIANTI – AZIENDE - PROFESSIONISTI - COOPERATIVE - ASSOCIAZIONI - Piccoli, laboriosi, onesti e soli, tremendamente soli! In questo momento storico estremamente significativo per l’economia del nostro Paese e per il futuro di molte piccole imprese, dell’artigianato, del commercio, dei servizi, delle cooperative, dei liberi professionisti e delle associazioni, siamo costretti a combattere una guerra tra poveri il cui risultato altro non sarà che il cedimento, e quindi la chiusura, di molte attività e la perdita del lavoro per migliaia di lavoratori, operai e impiegati. Già molti appartenenti a queste ultime categorie sono costretti alla cassa integrazione o alla ricerca di nuovi espedienti perché non si sono visti rinnovare i contratti a termine. Così come altrettanti sono i piccoli imprenditori che hanno dovuto mettere in liquidazione la propria attività perché, a causa della mancanza di lavoro e quindi di fatturazione, si sono ritrovati soffocati dal debito con le banche le quali, dopo essere state la causa della recessione del credito e dell’economia, hanno pensato bene di chiudere i canali di finanziamento e rimandare al mittente tutte le richieste di aiuto.“ Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano ”. (Benedetto XVI - Caritas in Veritate) Questa frase del Papa, tratta dalla sua ultima enciclica, non è una formula magica che se applicata correttamente porta alla risoluzione dei problemi, ma è un’ottima occasione di riflessione che invita a porre la giusta attenzione nei rapporti, anche commerciali, che devono intercorrere tra le due componenti che formano il binomio della domanda e dell’offerta. Cosa che difficilmente avviene e tutti conosciamo il detto: “le banche danno i soldi a chi li ha e non a chi ha bisogno”. E per rafforzare questo luogo comune si sono inventate il risk-free, il rating, lo spread, Basilea 2, facendoci credere che lo hanno fatto per noi, per renderci felici . . . per liberarci dall’insider trading . . . . . . e alla fine anche dalle nostre imprese! Perché questo è il risultato che si è ottenuto: “ i rating introdotti da Basilea 2 spesso non tengono conto della specificità delle aziende, delle più piccole e delle piccole medie imprese (pmi) in particolare. All’abbassamento del rating l’azienda si trova davanti una banca che “non può” più concedere credito ”. (CorrierEconomia del 13 luglio 2009) Noi, invece avremmo bisogno di un dialogo più equilibrato, di un rapporto più personalizzato basato anche sui dati economico/produttivi, che gli stessi non vengano utilizzati come discriminante per l’erogazione o meno di fidi, prestiti, mutui o finanziamenti in genere. “Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza”. (Gründrisse 1859 - Karl Marx) Perché ciò che conta è anche la storia che un imprenditore ha alle sue spalle, ricca o mediocre che sia. Una storia di fedeltà e rispetto dei tempi e delle scadenze, di lavoro e di passione, di personalizzazione, di ricerca, di impegno sociale, di attenzione al buono e al bello per il territorio in cui opera. Ecco, abbiamo bisogno di un rapporto più “territoriale” dove il bene dell’imprenditore è anche il bene della comunità, banca compresa. Cari amici bancari e banchieri senza di noi sareste ben poca cosa e continuando di questo passo diverrete poca cosa. E questo non sarebbe utile a nessuno, anzi vorremmo poter dire di tutti:“LA MIA BANCA E’ DIFFFERENTE”. (BCC permettendo) Impegniamoci nella realizzazione di una economia imprenditoriale etica, equilibrata, attenta alle necessità dei singoli e alla riscoperta del bene comune. Libera dai condizionamenti politico/partitici e dalle lusinghe e delusioni degli istituti di credito, dei venditori di interessi. Libera dalle formule imperfette dei procacciatori economici che vorrebbero farci spendere ciò che non abbiamo: SALVIAMO L’IMPRESA – SALVIAMO IL LAVORO Se pensate d condividere anche solo qualcuna delle parole e dei pensieri qui esposti telefonatemi, sentiamoci, parliamone e cerchiamo insieme gli strumenti per non essere fagocitati dai debiti indotti dalle banche, per tentare di risollevare il mercato e ridare speranza anche a tutti i nostri preziosi collaboratori. LAVORARE, LAVORARE, LAVORARE!!! GIORGIO FLORIDI - |